mi chiedo: dove sei?
[on air : afterhours - hai paura del buio?]
folate di vento assassine distruggono la calma di questo mio tramonto. un eclissi del desiderio. appoggiare sulla nuda rotaia la mia testa rovente. penso e creo, ricreo e distruggo. quando vado a dormire mi sento stanco per il troppo pensare. ancora pensare. penso di stare bene, stare male, poi sto bene e mi sento come se stessi male. le coltri mi spingono in un mondo di luce azzurra noiosa e tremola. il mattino è pallido come il mio viso nello specchio. mi lavo e credo di essere nuovo, un dio in gloria, tonificato dal bagnoschiuma. la colazione è vegetale, il latte fosforescente, dipingo cerchi concentrici sulla superficie densa e calda. ripenso alle tue voglie, me ne vergogno un po'. è un abuso il mezzogiorno, quando mangio e mi sottopongo al delirio della pennichella. visioni confuse, psichedeliche, come quando ero piccolo. la scala dei colori, le nuvole color pipistrello e il salto nel vuoto del sovrano. un errore il pomeriggio, attivismo e squilibri ormonali. credo di averti, che la distanza non distrugge se non lo voglio veramente. poi la rivoluzione dell'alba nel mio giorno, i suoni contorti che mi accompagnano mentre fumo. cos'hai per me, cos'ho per te. mi convinco a rinascere, più calmo, più sereno, più splendente. ancora mi nutro e attizzo l'ennesimo fuoco. cerco nella cenere avanzi delle mie fiamme. ecco l'ora dei poeti, l'ora delle visioni traslucide e delle pagine stampate. mi rendo conto che è quasi la fine e che sopraggiunge, amatissimo, il sonno. trascurare il limite, non ora. ora si dorme e si pensa: mi sveglierò nuovo. ma sono comico mentre dormo, non mi vedo ma so che è così. sembro cartapesta su un mare di cera. qui c'è caos e tutto suona come una ricostruzone, ma mi manca la mia musa. non spegnerti, dico, dopotutto ci apparteniamo ancora. per ora.




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