8.12.07

del giorno di festa (insieme alla processione)

[on air : i am kloot - i am kloot]

il ricordo è una veglia e uno scoppio di vetro prima palpita poi cede a una luce abbagliante ridondante continua che in onde si sparge attorno al mistero a giorno lo illumina ed è nuovo vigore cercato voluto trovato tra le foglie ormai morte di un albero lontano come le arance ed il tè che mi hai portato perché non morissi di fame questo giorno di festa così insieme a ballare due passi diversi due corpi diversi bagnati da piogge che escono dal nulla del mio desiderio di un lungo freddo riposo in cui accoppiare il ritmo alle quattro mielettere sacre e scoprire il segno più semplice per potermene sempre servire quando sogno o son sveglio ma mi trovo in attesa e ripenso a quel sogno che ho fatto e ti sto raccontando per quando una notte mi vedrai finalmente strisciare fuori dall'ombra dei miei terzi ventanni.

4.12.07

canzone per me o dialogo dei morti

[on air : ]

io che mi gonfio di vuoto e respiri profondi cammino poi corro rimango seduto fuori dal cerchio lontano dal centro sento qualcosa che scorre di lato dentro un tombino ne esco e' gia' notte proseguo il percorso ad occhi serrati vorrei fermarmi vorrei ma non posso restare a guardarti mentre ti muovi e ad ogni domanda rispondo:
e penso che credo e penso che vedo aspetto e mi siedo immobile chiedo la forza di amare chiunque qui sotto apprezzi il mio odore io sento e non parlo rimango in ascolto ma quando fa buio e la terra e' pesante apro la bocca e grido il tuo nome ma non ho piu' fiato per stare a guardarti mentre ti aspetto e a domanda rispondero':
la compassione e' il mistero del nostro cuore.

15.11.07

ancora quattro giorni di buio notte

[on air : the niro]

tra cose concrete, ancora, la definizione che cerchi e non avresti trovato. il pensiero illuminante, le dissonanze e il crescendo tra i follicoli, la noia, l'indifferenza, la caduta rovinosa da una grande altezza. viaviavia non sono piu' qui. e' rimasto un sogno ad occhi aperti che potrei interpretare ma che ho gia' dimenticato. c'e' sempre un ostacolo in qualunque sequenza, e' forse un nuovo pensiero. dare al colore il giusto significato e riaprire le porte, respirino. solo, con te, quei passi e quei minuti, prossimi al quattro. il ritorno, al bianco, al grigio, alla stasi, a: pianopianopiano sogno un giorno che ci sia qualcuno ad ascoltare le parole piu' pure, sincere, sacre. senza un ordine, senza un ordine ma ripetizione. perora solo la tua lunga assenza e la mia debole costanza. realia del mio mondo.
a natale, strizzastrizza il pigiamino e poi apri il comodino, guarda in fondo, c'e' un regalo.
che sensazione, quella di scartarti.

11.11.07

abris

[on air : el ten eleven - el ten eleven]

oggi non ho grandi idee tranne forse quella che mi coglie quando tutto d'un tratto si fa freddo tutto e dal momento che la memoria alineare alogica e aconsequenziale e' un cono nel culo del mondo e che nuovi amici mi fanno visita col bel tempo ma quando fa brutto sono dentro di me capisco la profondita' delle parole di un amico di amici ovvero che ad ogni nuovo incontro corrisponde un'illusione ottica e realizzo che e' sempre un po' ieri quando decido di sperimentare con la mia coscienza e le sue congiunzioni.
oggi ti avro' pensato quarantaquattrovoltequattro senza ricordarmi il tuo nome.

12.10.07

tu non mi raggiungi

[on air : tracer amc - flux & form]

ma tra le linee lo riconosco, che sai di buono.
tieniti a galla mentre ondeggi, chiudi gli occhi e convinciti che non e' aria, non e' aria ma fluida scorre energia e quiete, tensione risolta che apprezzi e valuti, alla stregua dei miei errori, che pure evidenti ti sembreranno affascinanti, lontani e insignificanti come quando non riuscivi a capire la differenza tra la sosta e la stasi, tra lo sciabordio e il frusciare, tra la nostalgia e la commozione di quella fanciulla che sotto il castano sognava in riva al mare anche un po' per te.

3.10.07

rapsodia del colore blu

[on air : dirty three - cinder]


I.
luci di lato da dietro vedremo con lunghe larghe ombre in fondo viriamo casuali sul fondo prospettive accecanti confondono gonfie di vento sazie mai dome in costante ritorno aspettiamo nuove partenze a fiorire d'autunno sbocciare tardive concludersi in fretta prima dell'alba sapremo il verdetto la nostra posizione con ancore pesanti e nodi insolvibili ma crediamo in qualcosa

II.
che ci possa salvare, noi e l'orgoglio, la finta attitudine. al cambiamento. le costruzioni di pietra e la tua lunga assenza, le piste ciclabili, i campi gia'arati, quelli innevati, i postini che suonano molte piu' volte, le solite sere a letto alle tre, poi mi sveglio e fuori tuona. non c'e' piu' te

III.
mpokilometriovirtu'nonscapporestocambiocambiocambioson
cambiatononpensonondicononsentononvedopiunullache
mipiacciacomeprimamipiacevailcielool'oceanootu.
solopermeancoraraccontamiquelblu.

14.12.06

io vedo cose cadere

[on air : denison witmer - of joy and sorrow]

e poi scomparire, dilatate. mi sembra di perderle, mi sembra di non averle mai davvero avute, mi sembra che non siano per me, mi sembra. io continuo a vedere e non capire, cosa. io ho domande, in abbondanza, risposte, chiare profonde efficaci, una fede, incerta trascendente incompleta, un mistero e una sua immagine, lungacomeunsogno bella come tutto incomprensibile come noi. io ho un oceano, sempre volli volere, quando non ho un argine bordo sicuro. le pagine saranno zuppe di ogni acqua che posso immaginare, per sempre, da ieri fino a oggi. ciò che non è reale non può non essere razionale, fino a che non cambierò idea, fino al prossimo giro. fino a che io non vedrò più le cose cadere ma crescere, nascere e morire come gabbiani e nuvole che spero di amare finchè non saprò essere fine volare nuotare.

5.9.06

latte e morfina

[on air : smog - dongs of sevotion]

come cambia l'atmosfera, da lugubre intensa immobile a fertile morbida distesa, colma di grazia solo quando accendo la luce. la noia profonda, la consapevolezza che ciò che sembra è, l'incapacità di guardare con occhi diversi, pronti ad illudersi di nuovo, ad accettare nuovi frammenti di luce, nuove posizioni, come una verità soggettiva, una parte di danza in uno spettacolo fantastico, qualche riga da recitare a memoria, qualche scena da protagonista. ma qui passano gli anni e si accumula polvere sopra tutto ciò che è fuori posto, si formano aloni sui vetri da cui guardiamo, crescono radici sempre più profonde e sempre più forti. e nell'immobilità scoprire che non esistono davvero distanze ma solo un inizio, una fine e tutto il resto, dilatato nelle sue conseguenze. come cambia l'atmosfera è quello che salva.

3.6.06

prefazione

[on air : interpol - turn on the bright lights]

generica ora di cena, da solo in casa, in tuta azzurra, osservo le luci che iniziano a brillare sulle cime e bevo ovomaltina tra un tiro e l'altro. ho una sorta di tumefazione nel lobo della vergogna, così inizio a tremare un po' e mi sembra che sia l'alba. mi pongo le solite cinque o sei questioni mentre i pensieri vagano tra le cosce di una diciottenne piena di speranze per cui inconsapevolmente provo il sentimento più umano possibile, compassione. derivo da questo la certezza che la mia rivoluzione ha fallito e che sono da solo a battermi per una tristezza più consapevole, mentre i compagni sono al bar e ridono di episodi che non possono interessare a nessuno, assolutamente a nessuno. in fondo ad ogni certezza si trova il seme di un errore, dunque spero di sbagliare, spero che la mia brigata non si perda in un bicchiere di birra, che il toro non sia un tornio e che se proprio deve morire muoia senza fare troppo casino che qui c'è gran bisogno di silenzio per lamentarsi. ma nell'agonia vedo i congiuntivi volare sopra la mia testa come aquile e le congiunzioni che corrono indisturbate come topi, nel disinteresse totale della gente sventola una bandiera grande come il cielo e più che piangere a me viene da ridere. amo crogiolarmi nel disincanto.
...non ho ancora deciso se sono pronta per accettare il giudizio della gente, ho troppa poca energia questa sera e infatti gli occhi mi si chiudono ma mi sto annoiando, e magari uscendo mi distraggo un po', dopo una settimana come questa ne ho proprio bisogno...
io ci godo, anche quando sono davanti ad uno specchio.

2.5.06

duecentotrentakilometri di niente

[ on air : ]

per sentirmi appagato, pur triste, quando cresce e urta il giudizio morale dell'agire, ancor più forte quando attorno c'è silenzio e macchine che sfilano da dietro gli specchietti per sorpassare, la mia auto, come un corpo morto, con tonnellate di risentimento alla guida, senza la forza di reagire, senza il coraggio di non pensare, ma forse urlare, questo sì, che ad urlare son capaci in tanti, forse tutti, tranne chi ha una forchetta in bocca, un cazzo turgido o un forte senso del pudore, sciagurati questi che risparmiano decibel di vergogna per un'intuizione, e a guisa di un voto si rannicchiano nella loro insicurezza, grande vecchio male del mondo, che se tutti fossero superuomini non ci sarebbero ponti nè abissi, solo una spiaggia su cui camminare ed un grande mare in cui annegare, troppo breve è il nostro tempo per non avere il diritto di rinunciarvi, troppo solo l'uomo per non sentirsi come sabbia, e la forza di cambiare è una formula che trascende casa, cibo, vestiti, posizione sociale, sesso, fede, è un motore immobile che non guida, ma disperde, come il vento con le nuvole, come la nostalgia con i miei centocavalli, che mi portano da te ogni volta che vorrei solo vomitare ma resisto, e dall'altroieri non mi perdo più dietro sogni a metà ma vado fino in fondo, vado a caccia con la mia pistola, anche quando è scarica, e per questo cerco, con parole che non trovo, una giustificazione che non voglio, ma indago le cause a monte delle conseguenze per liberarmi di un peso anche troppo leggero, per dare un esito alla lunga battaglia, quella che ci vide schierati ma senza armi, solo la mia solita pistola, supplicando in attesa sulla torre di comando di sapere la tua posizione, per dare un senso ad ogni notte in cui cerco una musa, sepolta viva sotto la cenere del vecchio rogo.

4.4.06

oggi io ho ridotto me stesso più e più volte

[on air : the smiths - meat is murder]

oggi io ho proiettato una mia idea affascinante sullo spazio bianco tra l'ombra scura dei miei capelli e le mie scarpe. oggi io ho provato imbarazzo e noia mentre sputavo sulla mia dignità annichilita dal volto caprino di una donna invecchiata da tormenti e pazzie. oggi io ho considerato impossibile lo slancio di un uomo aldilà del canal grande senza un sostegno, anche metafisico. oggi io ho invitato la mia autocoscienza a definirsi in base al concetto di umanità buona, ma non ne ha voluto sapere che aveva di meglio da fare. oggi io ho compiuto un gesto romantico di raffinata ipocrisia ascoltando parole per me sconvenienti e cercando di non pensare a tuttaltro. oggi io mi sono imbattuto nel sonno e nella stanchezza, incontro abituale nelle mie ore pomeridiane. oggi io ho rimpianto di non potermi più muovere con agilità tra i passanti per colpa dell'ingombro evidente del mio passato da chierichetto mancato. oggi io ho sognato con gli occhi spalancati di non essere presente al momento della mia caduta, che è stata greve, intensa e prolungata. oggi io ho guardato assorto il sole che si specchiava sulla laguna increspata e io mi sono sentito piuttosto in forma al termine del confronto. oggi io ho aggirato un ostacolo a parole ma io mi sono schiantato contro il muro della mia compiacenza e delle mie indecisioni, a tutta velocità. oggi io ho raggiunto un grado elevato di consapevolezza di non saper piangere, neppure quando io ritengo che sarebbe una soluzione. oggi io ho segnalato con un movimento a spazzacamino dei miei baffi la mia approvazione per una virgola azzurra sotto gli occhi di una giovane ragazza e nel farlo io mi sono reso improvvisamente conto che mi manca profondamente l'attrito dei blue jeans su cosce tornite e calde. oggi io ho svelato un mio segreto e celato una mia verità. oggi io ho perpetrato un delitto contro io non mi ricordo bene chi. oggi io ho letto i casi di un uomo che sapeva di essere triste quando faceva sorridere e facendo ciò io mi sono sentito salvato. oggi io ho ricevuto in dono la copia di una compassione autentica e io ho provato vergogna per la forza dello scandalo. oggi io ho giurato di non pensare e nel credere di esserci riuscito io ci sono riuscito piuttosto bene.

26.3.06

la morte della nuvola che permise alla foca coi calzini di panna e sole di continuare a vivere

[on air : savoy grand - people and what they want]

pensavo di avere qualcosa da dirti, lentamente, soffocando nel tentativo di sembrare sincero. non pensavo, sognavo. che chiaramente tu non fossi reale, a volte non serve neppure farne menzione, va da sè, come si dice. e si dice che si dicano molte altre cose, questo è vero, ma molte di più si immagina di dirle e poi non lo si fa, perchè manca il coraggio, manca il fiato, manca qualcuno che le ascolti. dunque queste cose non nascono, restano nel limbo della creazione, poi si perdono tra i cunicoli della memoria, in attesa di ricevere nuovamente un ruolo attivo. mi piace pensare a quelle cose che non si muovono, non vengono affiancate da un verbo, non ricevono attenzione, non si trasformeranno probabilmente mai in parole, in particolare quelle che crescono nella consapevolezza di essere fuori luogo, meglio, fuori luogo lo sarebbero se ne avessero l'opportunità. quelle deviazioni del pensiero, collegamenti banali, ma del tutto fortuiti, tra esperienze reali e impossibilità materiali. la grandiosità del nostro pensiero che prende la rincorsa su un campo in fiore, scivola sui solchi e si scioglie in un cielo completamente azzurro, il cielo delle possibilità irreali. mi rammarico per tutto quello che la nostra coscienza non ci consente per vergogna, pudore, senso del sacro, ipocrisia. sento che ci sarebbero molte parole meritevoli di essere partorite da menti più disinibite, coscienze più sincere. l'inopportunità di lasciarsi andare, di immaginare ciò che non è, ma che subito prende forma, una forma importante, quella che gli consegniamo noi, dicono sia prerogativa dei folli, marchio di categoria. questo è quel che dicono. che meraviglioso imbarazzo degli occhi quando questi si semichiudono in una smorfia di incredulità e disapprovazione al cospetto di una coscienza non filtrata, una coscienza che irradia luce e colore. che splendore il riso che nasce, cresce e si spande creando scalpore, provocazione e scandalo quando non è conforme ma di nuovo puro, oltre la barricata della convenienza.
allora come quando mi sveglio da un sogno, qualunque sogno, ritorno triste e provo a sognare.

25.1.06

sono qui per l'ombra. è mia. (invocazione)

[on air : a northern chorus - bitter hands resign]

in anticipo sugli anni. diciamo che mi prendo per tempo. a benedire il cambiamento non si sbaglia mai, limpido. ma, lascio briciole sulla tovaglia ogni volta che mangio, lascio una parte di me ogni volta che cambio rotta. riceviamo stimoli, ci lasciamo guidare dal sentimento delle cose e presto il nostro cuore è vittima dell'ennesimo naufragio. crediamo luce ciò che luce non è, ci inganna il riflesso. è ciò che mi spinge a scrivere, ciò che mi detta il tempo, la cadenza e la trama. nell'attimo in cui consegno uno schiaffo alla mia musa è il reale che incombe e lo stimolo che svanisce, l'illusione che cade e la mano che si ferma. e anche se credo fermamente che ci sia del bello, la ricerca è un sacrificio, il vagabondare una fede. se devo rimproverarti qualcosa, sia la tua bellezza colpevole di non essere più così compassionevole. lili, sei un fiore, non cedere.

20.12.05

accarezzandomi (non mi abbandonano le cose)

[on air : autolux - future perfect]

è volgare accettare la consuetudine. il cambiamento è sempre fortemente auspicabile. che si tratti di un vento forte e pungente, di una massiccia dose di antidepressivi, di una corda ben tesa attorno al collo o di una preghiera. fa lo stesso. ma non posso sopportare la noia radicale di un pomeriggio in casa. contare i centimetri di vuoto dentro una giornata, calcolare con precisione la pesantezza dei minuti sempre uguali, sentirsi esausti perchè non c'è via d'uscita immediata. allora prendo la pala e inizio a scavare una fossa, ci seppellisco i miei pensieri più puri. mi concedo alle occupazioni più vili, mi dedico all'ozio del corpo. gli intervalli tra una sigaretta e l'altra sono il tempo che deve passare più in fretta possibile senza lasciare traccia. lentamente, con costanza, si viene a creare un caos attorno e ogni cosa risplende della sua stessa precaria condizione di dipendenza. queste cose mi tendono un agguato e io mi lascio ingannare. quando mi lascio andare a tutto quello che grazia non è, le cose mi scivolano sotto le gambe e attendono che io me le scopi. ed è ebbrezza profonda quando siamo amanti, quando mimetizzano il loro ruolo ed io mi stendo consapevole della mia colpa. mi avvolge la sensualità della loro purezza e il sentimento dello scandalo che sto provocando. ma quando la simbiosi finisce, tutto torna a essere sobrio. le cose si rinchiudono dentro i loro gusci e si prostrano di nuovo al mio comando. io mi chiedo perchè non riusciamo ad avere un rapporto sano, di uguaglianza e rispetto. mi siete care e io vi amo. quando mi perdo dentro un pensiero, dovete riportarmi in superficie. quando il tempo mi corrode, dovete coprirmi di olio. quando mi sento mancare dovete abbracciarmi e baciarmi, abbracciarmi e baciarmi finchè non sto meglio. fatelo per me, mentre accarezzo una nuova grande idea, un meraviglioso delirio e sento nitido e vicino un vociare di mostri.

8.12.05

la coscienza dell'addio

[on air: sigur rós - takk...]

è atroce sentire la coscienza dell'addio farsi largo tra le pieghe del cuore, prendere il posto delle abitudini e dei sogni, delle sane illusioni e delle speranze. è logorante l'attesa che il pericolo diventi colpa, che la miseria si faccia cieca, che il corpo smetta di funzionare. è la serenità che svanisce, è la volontà che si fa debole e subisce la tempesta di un cuore inondato di lacrime. è la voglia di scappare, la forza di restare. è la tiepida, umida, molle consapevolezza della sua inevitabilità. è la rassegnazione della mente e la tenace lotta del mio amore. è un coccio di bottiglia sui piedi nudi, una lama orizzontale sulla pelle più sensibile. è un salto nel rancore, un passo verso una sensibilità nuova, la nostalgia che prende velocità e si schianta sul fertile terreno dei ricordi. è la tristezza profonda, incontrollabile e severa che esige attenzione e prepara al confronto con le altre cose della vita. è una logorrea di inutili pensieri, emozioni e sogni che uscendo non sono più candidi. è la perdizione di qualche ora, la sera che avanza sull'alba della mia devozione. è il canto della sirena che distrae in profondità e scuote tutte le membra da dentro. è la nuova serie di dipendenze che ammicca a minuti felici. è il rimpianto per ciò che volevo dire, per quello che volevo fare. è la noia che si stende come un velo sulla sabbia ancora bagnata dai tuoi umori notturni. è il preludio a un'assenza che si farà vuoto. è il feroce scorrere dell'acqua sulla pelle in una gabbia di sbarre e vetro, l'incapacità di sentire di nuovo calore. è la necessità di pensarti di nuovo nuda, vestita della tua bellezza e del tuo sorriso, con i capelli che scendono lungo le spalle e fanno da cornice alla magia del tuo viso. è il bisogno sottile di una sessualità latente. è la compassione, la voglia di non arrendersi che lotta con la mediocrità della sconfitta. è l'espressione più vera di tutte le cause perse. sei tu che torni a essere straniera, un angelo azzurro nel mio scuro cielo, una fonte di calore per ogni minuto di solitaria agonia, una memoria complessa da tenere accanto al cuore, la bellezza che dà pace, la dolcezza che dà sollievo. il mio primo, vero amore che se ne va.

13.11.05

la parte migliore di me

[on air : rachel's - music for egon schiele]

tutte le parole son per te. quelle colorate e gommose, quelle nere e sporche. se bestemmio cristo ti puoi offendere e chiudermi la porta in faccia, ma io testimonio il vero. porta a porta suono i campanelli con le piaghe sui piedi e sulla faccia il sorriso di chi disprezza. dimmi che pensi, ma sei triste principessa? perchè non parli mai, ti sembro uno che vuole ascoltare? io voglio solo dire parole brevi e significative: sempre, ora, subito, mai, no, pelle, brucio. questo voglio dire e sentirmi rispondere al contrario che il sole non splende da un po' e che è ora di tornare. prendersi una responsabilità è come soffocare l'istinto, declinare l'invito ad una solenne scopata. scorre scorre e non fa male, scorre scorre e non fa male, scorre scorre e non fa male. ho sognato ieri notte che avrei presto perso dalle dita un anello nero senza brillante.

25.10.05

è autunno, cadono le foglie. una preghiera

[on air : marta sui tubi - c'è gente che deve dormire]

notte strana, fumo e nebbia. non so se è il freddo, la febbre o i miei pensieri che mi fanno tremare. fumo nervoso alla solita ora, la solita sigaretta della notte. non c'è luce sulla strada, un altro lampione si è spento e si direbbe che la via sia più tenebrosa del solito. mi convinco che questa squallida provincia nasconda un mistero profondo, quello che mi tiene avvinghiato alle sue gambe pelose a succhiarne gli umori. mi sento pesante e incapace di reagire, impelagato in una fogna schifosa di perbenismo e ipocrisia. anche gli abiti sono fetidi, puzzano di morto. immobilità e stanchezza, noia. è come asfissiante e giurerei di preferire un soffocamento più dignitoso. a tratti riscopro il piacere di chiudere gli occhi e pregare. pregare di trovarmi altrove, un luogo scoperto e pericoloso, un luogo vivo e limpido. è un morbo quello che ci consegnerà alla terra, è il nostro male più grande, quello di essere nati morti perchè nati qui. prego: al diavolo provincia schifosa, al diavolo benessere diffuso, al diavolo contratto prematrimoniale, al diavolo cristo degli orti. al diavolo anche voi che siete fermi ma morirete credendo di essere stanchi. voi che siete frustrati dal consumo e siete i parassiti dei vostri stessi figli. morite dunque, che una nebbia come quella di stanotte vi avvolga nel vostro inferno di cemento e latta. verremo a portare dei girasoli sulle vostre tombe, io e la mia signora. noi, reduci compromessi ma coscienti del nostro amore, che è bello e per questo solo ci può salvare. e così sia.

21.10.05

mi chiedo: dove sei?

[on air : afterhours - hai paura del buio?]

folate di vento assassine distruggono la calma di questo mio tramonto. un eclissi del desiderio. appoggiare sulla nuda rotaia la mia testa rovente. penso e creo, ricreo e distruggo. quando vado a dormire mi sento stanco per il troppo pensare. ancora pensare. penso di stare bene, stare male, poi sto bene e mi sento come se stessi male. le coltri mi spingono in un mondo di luce azzurra noiosa e tremola. il mattino è pallido come il mio viso nello specchio. mi lavo e credo di essere nuovo, un dio in gloria, tonificato dal bagnoschiuma. la colazione è vegetale, il latte fosforescente, dipingo cerchi concentrici sulla superficie densa e calda. ripenso alle tue voglie, me ne vergogno un po'. è un abuso il mezzogiorno, quando mangio e mi sottopongo al delirio della pennichella. visioni confuse, psichedeliche, come quando ero piccolo. la scala dei colori, le nuvole color pipistrello e il salto nel vuoto del sovrano. un errore il pomeriggio, attivismo e squilibri ormonali. credo di averti, che la distanza non distrugge se non lo voglio veramente. poi la rivoluzione dell'alba nel mio giorno, i suoni contorti che mi accompagnano mentre fumo. cos'hai per me, cos'ho per te. mi convinco a rinascere, più calmo, più sereno, più splendente. ancora mi nutro e attizzo l'ennesimo fuoco. cerco nella cenere avanzi delle mie fiamme. ecco l'ora dei poeti, l'ora delle visioni traslucide e delle pagine stampate. mi rendo conto che è quasi la fine e che sopraggiunge, amatissimo, il sonno. trascurare il limite, non ora. ora si dorme e si pensa: mi sveglierò nuovo. ma sono comico mentre dormo, non mi vedo ma so che è così. sembro cartapesta su un mare di cera. qui c'è caos e tutto suona come una ricostruzone, ma mi manca la mia musa. non spegnerti, dico, dopotutto ci apparteniamo ancora. per ora.

15.10.05

il vuoto dentro all'orgoglio

[on air : northpole - northpole]

nessuno sospetta nulla. la quiete forzata, i passi nell'ombra. la disperazione. passare le ore nell'attesa, nell'incertezza, con la sicurezza di essere solo. a immaginare che ogni sabato alle sette e venti saresti passata a trovarmi, avresti atteso in camera sdraiata sul letto che io prendessi ad accarezzarti e baciarti piano, realizzando il desiderio. sussurrare per te quelle righe di carver, farti sentire le note perfette di jarrett. ma è tutto un vuoto, incolmabile, da quando sei sparita. i giorni sono lenti e di notte brucio. eppure, ieri ho visto adulti piangere lacrime di gioia e versare orgoglio a fiumi. ma non sono un contenitore adatto per questo, io. non mi appartengono i fasti e le scaramucce del vino. la sintassi dolce, le pause ragionate, l'incedere caldo e profondo. questo sono. così vorrei che mi si ricordasse. come una pausa di 3 secondi e mezzo, un gentile commento sonoro al frastuono dei miei passi. ora più che mai questo dolore è marginale ma vivo, e lacera sempre più in profondità, finchè di me non resteranno che brandelli su di un'agenda nera.

6.10.05

crescendo

[on air : the velvet underground & nico - the velvet underground & nico]

amplifica e distorce "and i guess that i just don't know". piango e salto e urlo, la terrazza non mi reggerà. non mi curo dei passanti, loro guardano e vanno via. ma io salto e piango, loro no. loro hanno smesso, io inizio ora. con i violini, le lacrime bagnano l'aria. scorre eroina dentro la stanza, scorre a fiumi. non cerco il significato, cerco la provocazione e lo scandalo, la battuta rigida delle gambe e il vento forte che urla. l'aria tenace sembra capire che non c'è tempo per aspettare, che nulla avrà più senso fra quattordici secondi, che ora non c'è nulla di particolare per cui lottare, tranne la sopravvivenza. il grigio scompare, qualche secondo ancora. ancora ancora e ancora, giusto qualche contorsione, qualche tiro di sigaretta in più. sento che devo andare. lo so. non c'è colpa, c'è solo spazio libero. c'è fuoco e carne. carne che strepita. scoppia e brucia: un cancro dentro al cuore. arriva la dolcezza. fluisce lenta e tocca il pericardio, entra e si insedia. le tue labbra e i tuoi occhi, il profumo della seta sulla tua testa, le pieghe del collo, i seni lisci e caldi. non può mancarmi così tanto, non può. per sette minuti e dodici secondi non pensavo a te. ora è reale.

4.10.05

anche la pioggia è cessata

[on air : morrissey - beethoveen was deaf]

forse, era proprio così che doveva finire. con morrissey che canta tutto il giorno e accompagna il tramonto. la luce chiara e la linea morbida, rosa delle montagne. l'aria fresca e azzurra, le nuvole sparse. i bambini che volano sulle loro biciclette e probabilmente si amano già. non piove più da un po'. la città è tranquilla, sembra aver dimenticato il pericolo e io ho perduto la sinestesia. "you think you were my first love but you're wrong, you were the only one. who's come and gone". e anch'io ora vado, solo e sconfitto, con l'orgoglio in gola come uno sputo. e sputerò ora a terra dove tutti calpestano. le linee tremano di fronte a me e mi prometto di non tremare anch'io, ma di guardare sempre a lato. che ora il futuro è ancora e sempre solo mio. le possibilità, di nuovo senza fine, le previsioni non così buone, per me ora. non c'è presente ora, ma ci sarà. mi allontano da te con una tristezza infinita ma un canto dolce dentro il cuore. lo terrò per te, senza vergogna, per quando vorrai ascoltarlo di nuovo. "and you can tell i've never really loved. you can tell by the way, i sleep all day. and all of my life, no one gave me anything, no one has ever given me anything. my love is as sharp as a needle in your eyes, you must be such a fool to pass me by". forse, era proprio così che doveva finire. la pioggia.

2.10.05

cadessi, vorrei tu fossi lì

[on air : the czars - goodbye]

mi nasconderei abilmente tra la folla, con un telescopio per valutare uno scambio. comparerei ansia minore con un dolore migliore, attese più brevi con giorni più lunghi e cent'anni di nostalgia con le tue fotografie. quelle in cui sorridi e sembra che non ci pensi. i vestiti che si gonfiano sopra la carne che conosco bene, le trasparenze che mi risvegliano, le dita di trucco che non contano molto in verità. ma questa irriverenza è destinata a non durare. quanto l'indugiare sui tuoi particolari è un cancro che mi divora. avessi una lacrima da versare non esiterei a piangerla. sentirei che nasce piano e poi cresce, scende e lascia una scia di umida debolezza. poi la berrei, per non perdere anche l'orgoglio. cadrei nel sonno in un cuscino al solito asciutto e sognerei di te che sei lontana, tanto quanto tanto non descrive. e non vorrei svegliarmi, lo so, se dovessi scrivere ancora al condizionale, perchè l'indicativo è una realtà inaccettabile.

26.9.05

sotto le coltri e lungo le strade: amarsi un po'

[on air : elliott smith - elliott smith]

non riesco a scrivere se penso a te. non penso a te e scrivo di te. penso che dovrei scrivere qualcosa per te. penso che non dovrei pensarti. scrivo pensando che non dovrei scrivere di te. penso che scrivendo non ti penserei. scrivo pensando che non dovrei pensarti. scrivo per pensare che pensandoti non scriverei di te. penso che scrivere sia pensarti senza pensarci. scrivo e ti penso. scriverne è pentirsi almeno un po'. mi pento e ne scrivo. scrivo del mio pentimento per averti pensato. pentendomi ti dedicherei queste righe di egoismo distillato e questo cuore che ormai è vittima e carnefice. un giorno ne scriverò.

13.9.05

scavare trincee attorno al fuoco

[ on air : elbow - asleep in the back ]

per essere sicuri del risultato. scavo trincee, sempre più profonde, metto al riparo il nostro fuoco. vulnerabile ora che si spezzano i primi rami. ma musica e fumo mi rimandano al primitivo senso di debole colpa. delineo i contorni essenziali della tua figura e non sei già più tu. sono solo io ancora ad essere lo scava trincee, quello che va a fondo e non guarda che la terra che ancora deve levare. una tragedia in via di definizione.

2.9.05

la forma dell'amore

[ on air : motorpsycho - trust us ]

contenuto e forma distinte, sempre hanno impatto diverso. la capacità dell'uomo di essere attratto dalla forma è inversamente proporzionale al fascino che il contenuto esercita su di lui. siamo carne dopotutto. la meta del nostro vagare, la nostra mecca è il connubio di contenuto e forma. forma e sostanza insieme. ciò che stupisce è vedere quanto spesso al connubio si preferisca una soluzione di disequilibrio, solo forma, solo sostanza. quando piangi e non lo noto, piangi per un contenuto. quando sorridi con gli occhi piango per la tua forma, per la tua carne rosa e tutti i tuoi denti in fila come cristalli. ma entrambi, mossi da compassione, ci sfidiamo a esser crudeli, a dialogare con le nostre paure e le nostre debolezze in un equazione che non ha soluzione. è la magia del nostro sentimento che cresce e non trova spazio. torrenti di pixel mi ricordano che la mia forma è nulla e stento a credere a ciò che dici e spacci per vero. la mia insicurezza prende corpo nella forma del triangolo. trentacinque mesi di slancio, una vita a prender tempo. quando il contenuto è verificabile la forma è confrontabile. quando non c'è perfezione ma tensione e inquietudine e spazi morti tra di noi, c'è un abisso tra ciò che credi e ciò che pensi non possa essere reale. la forma del vero amore è il triangolo, il resto è fluido. richiami globali, segnali che urlano alla mia inesperienza. non ha più molta importanza ciò che capisci o ciò che voglio farti capire, tra le otto righe dei miei discorsi. il peso delle mie parole non ha più un senso, persino lo stile torna alle stelle quando vedo nel nostro specchio che non c'è immagine che possa consolarmi. siamo attenti alle nostre paure, ai nostri bisogni e non penso più a te da sette minuti, effettivamente un eternità. prenderò così la punta del mio orgoglio e scaverò da qualche parte alle fondamenta per renderle più fragili e far crollare ogni cosa, ogni dettaglio che ti rende unica, ogni tua posa, tutto ciò che amo. non voglio pensarti che piangi. non voglio più pensarti. voglio immobilizzarti ora e riporti nel mio carrellino. con tutti i miei ricordi a insegnar loro che la bellezza ama la semplicità e che ogni cosa in natura annega nel riflesso degli occhi che la guardano.

28.8.05

il tempo di morire

[ on air : lucio battisti - emozioni ]

" che non si muore per amore, è una gran bella verità, perciò dolcissimo mio amore, ecco quello che da domani mi accadrà " mai avrei pensato a un addio tanto disperato, una partenza, un ritorno così drammatico. sentirsi soli circondati da decine di persone. e sentire che senza di lei non si può più stare. perchè è vero che la distanza ha il potere di rendere l'amore comprensibile. ma lo rende pure immensamente drammatico. la porta che si apre, la porta e io ci sbatto addosso, è il vetro in frantumi, no è il mio cuore. lascia lascia, è tutto perso. recupererò con le pastiglie del bagno. "è possibile che abbia fin da ora già bisogno di te?" volevo dirti grazie, grazie di cosa, grazie di tutto, ma va, è la tua complicità che mi annienta. non ce la faccio, troppo pesante, le valigie, no tutto il resto. aiutami papà. quattro minuti, la prima sigaretta, il motore è già caldo, no è il mio viso. i primi pensieri sono per lei, gli ultimi anche, tutto è per lei. come tre anni fa, dalla seconda settimana di ottobre, quando passavo le ore a chiedermi come si può esser così belli. pure così incredibilmente ingenui da non arrivare a capire che il mondo gira attorno a tanta bellezza. gira sempre due volte in più del normale, la notte dura meno. o almeno si suppone che sia così. in realtà poi le anime affini si incontrano, si amano e si perdono a vagare su strade deserte ma parallele. tutto finisce con una caduta. e così come si dimentica, ci si ricorda. è difficile spiegare come il tempo lenisca e infierisca: a guardarsi dentro ci si pente dei propri errori quasi sempre. poi la strada lunga e dritta, la pioggia, le parole scelte a caso tra quelle di circostanza. la mente libera di andare. come la matita, che scorre con più difficoltà ora, evita gli svolazzi e torna all' essenziale, sangue e pioggia. come un tempo, quando non era carta ma asfalto e sudore.
si sta facendo intenso, coinvolgente, annichilente. un climax che, col tempo lo so, mi renderà forte da portarti in braccio fino a siracusa."lo so che ami un altro, ma che ci posso fare, io sono un disperato, perchè ti voglio amare"

25.8.05

le ore di me e di te

sei la mia passione travolgente che si concede due volte all'anno o poco piu'. sei le notti insonni e le mattine torbide. sei quelle ore che ricordero, passate a sviscerare segreti e aspettare il sole. sei un mare di note, sei un volo leggero, sei le mie quattro chiavi e la serratura che non apriro. sei semplice e banale, sei speciale e formidabile, sei i complimenti che non dico, tutti quelli che penso, quelli che accetti e quelli che non vuoi sentire. sei le parole che tornano, sei quelle che restano. sei la mia stella che trema e poi cade. sei bella se ti concedi, sei bella se non ti dai. sei ogni mio pensiero esterno, sei le sigarette in piu', sei l'assenzio e la delusione, la mia estasi, il mio fuoco. sei le canzoni scritte per te, le finestre appannate, il sudore la mattina, il panico la notte, il pianto silenzioso e tranquillo. sei quattro metri sopra il suolo, argomento da difendere, puttana del mio fiero orgoglio, dialogo a due, depressione cauta e calibrata. sei tutto quello che vorrei e non avro', sei tu che non sei gia' piu' seduta accanto a me.

21.8.05

qualche gradino piu in su

sara che mi ritrovo a desiderare vette piu alte, sorrisi piu smaglianti e pose piu ricercate ma non riesco davvero a immaginare una sola persona dietro queste 4 ossa e un bicipite scolpito. dalle italiche notti risorge un fantasma, come un ombra avvolge e come un ombra leva la luce. ancora mi perdo e stento a calcolare i gradi della mia inclinazione a facilitarmi le cose. penso a lei tutto il giorno e quando e con me mi impegno a farla scappare. eppure i suoi capelli, le pose sul fiume, la voglia di sbagliare per riderci sopra e mostrare tutti i denti allineati e bianchi. non puo essere vero. le sue cosce tornite e la pelle bianca non mi lasciano mai a piedi, corro sempre dietro immagini che cambiano di tonalita. sempre le stesse. e dire che avrei parole e sillogismi quasi certi, equazioni e grafici a dimostrare il mio amore, la sua possibilita oggettiva, il colore del nostro futuro insieme. stento a credere che questo possa essere davvero io. questa e idiozia, nevralgesi con punte di schizofrenia. onnipotenza della scienza e delle pareti a sfondo chiaro, vi accolgo come madre che saluta il figlio soldato. poi non credo di saper far diversamente, i colloqui da punto e croce e la fabbrica di cioccolato hanno passato il confine della mia indifferenza e mi sento retrattile e violento, nervoso e pericoloso. sul punto di esp.lo.de.re.

13.8.05

i tuoi capelli di seta - la mia mosca

4 chiavi e un solo cuore: eleganza, stile, bellezza, compassione. e la tua andatura lenta e orgogliosa che non concede nulla alla mia immaginazione. se i legami fossero di cuoio potrei indossarli come un paio di comode scarpe alla moda e dare a tutti segno di intraprendenza e comune virilita. ma qui le linee sono intricate e si stringono fino a soffocare. non cedono i pensieri e le orgie che mi concedo con le tue foto; io te e lui, quattro e pure cinque dietro una sola virgola. un campo di seta che cresce bene e dara buoni frutti. fossi un sole non ti brucerei mai, mia vita. purtroppo le mie risorse si esauriscono qui, tra portacenere, qualche foglio e un grande tegame dove cuociono i miei pensieri in un 3/4 piuttosto imbarazzante. e sono ancor piu solo ora che mi confondo con la vodka e le sigarette a buon mercato, la radio russa e le persone che non conosco e non voglio conoscere. potrei andare di petto e farti rimbalzare addosso a una cortina di gommosa indifferenza, ma non riesco a non pensare ai tuoi capelli quando sono spinti dal vento a toccare le onde del fiume. lasciami in questo limbo e ne godro fino a distorcere la realta e pensare che sei mia almeno un giorno alla settimana. o forse piu.

22.7.05

noncapisciquelchedicoecredonemorirò

[ on air : micah p. hinson - the baby & the satellite ]

piango quando sono addormentato su chilometri di capelli scuri lisci e belli. vorrei piangere ora.
questa solitudine mi sta uccidendo lentamente. poi per scrivere qualche riga mi ricordo di avere un corpo; per altro non lo uso quasi mai. più che l'indifferenza mi annoia la mancanza di sistematicità dei miei pensieri. questi sì che mi corrodono, molto più che le sigarette. le effusioni sbilanciate, le carezze rubate e la voglia di esser sdraiati. pure questo mi fa molto male. le chiacchiere svogliate, la compassione, l'ipocrisia e la chitarra ruggente, come il parnaso. questo mi fa star peggio. ma nulla credo mi renda più agonizzante dell'incapacità di urlare. non so urlare. e purtroppo nemmeno piangere.