20.12.05

accarezzandomi (non mi abbandonano le cose)

[on air : autolux - future perfect]

è volgare accettare la consuetudine. il cambiamento è sempre fortemente auspicabile. che si tratti di un vento forte e pungente, di una massiccia dose di antidepressivi, di una corda ben tesa attorno al collo o di una preghiera. fa lo stesso. ma non posso sopportare la noia radicale di un pomeriggio in casa. contare i centimetri di vuoto dentro una giornata, calcolare con precisione la pesantezza dei minuti sempre uguali, sentirsi esausti perchè non c'è via d'uscita immediata. allora prendo la pala e inizio a scavare una fossa, ci seppellisco i miei pensieri più puri. mi concedo alle occupazioni più vili, mi dedico all'ozio del corpo. gli intervalli tra una sigaretta e l'altra sono il tempo che deve passare più in fretta possibile senza lasciare traccia. lentamente, con costanza, si viene a creare un caos attorno e ogni cosa risplende della sua stessa precaria condizione di dipendenza. queste cose mi tendono un agguato e io mi lascio ingannare. quando mi lascio andare a tutto quello che grazia non è, le cose mi scivolano sotto le gambe e attendono che io me le scopi. ed è ebbrezza profonda quando siamo amanti, quando mimetizzano il loro ruolo ed io mi stendo consapevole della mia colpa. mi avvolge la sensualità della loro purezza e il sentimento dello scandalo che sto provocando. ma quando la simbiosi finisce, tutto torna a essere sobrio. le cose si rinchiudono dentro i loro gusci e si prostrano di nuovo al mio comando. io mi chiedo perchè non riusciamo ad avere un rapporto sano, di uguaglianza e rispetto. mi siete care e io vi amo. quando mi perdo dentro un pensiero, dovete riportarmi in superficie. quando il tempo mi corrode, dovete coprirmi di olio. quando mi sento mancare dovete abbracciarmi e baciarmi, abbracciarmi e baciarmi finchè non sto meglio. fatelo per me, mentre accarezzo una nuova grande idea, un meraviglioso delirio e sento nitido e vicino un vociare di mostri.