2.5.06

duecentotrentakilometri di niente

[ on air : ]

per sentirmi appagato, pur triste, quando cresce e urta il giudizio morale dell'agire, ancor più forte quando attorno c'è silenzio e macchine che sfilano da dietro gli specchietti per sorpassare, la mia auto, come un corpo morto, con tonnellate di risentimento alla guida, senza la forza di reagire, senza il coraggio di non pensare, ma forse urlare, questo sì, che ad urlare son capaci in tanti, forse tutti, tranne chi ha una forchetta in bocca, un cazzo turgido o un forte senso del pudore, sciagurati questi che risparmiano decibel di vergogna per un'intuizione, e a guisa di un voto si rannicchiano nella loro insicurezza, grande vecchio male del mondo, che se tutti fossero superuomini non ci sarebbero ponti nè abissi, solo una spiaggia su cui camminare ed un grande mare in cui annegare, troppo breve è il nostro tempo per non avere il diritto di rinunciarvi, troppo solo l'uomo per non sentirsi come sabbia, e la forza di cambiare è una formula che trascende casa, cibo, vestiti, posizione sociale, sesso, fede, è un motore immobile che non guida, ma disperde, come il vento con le nuvole, come la nostalgia con i miei centocavalli, che mi portano da te ogni volta che vorrei solo vomitare ma resisto, e dall'altroieri non mi perdo più dietro sogni a metà ma vado fino in fondo, vado a caccia con la mia pistola, anche quando è scarica, e per questo cerco, con parole che non trovo, una giustificazione che non voglio, ma indago le cause a monte delle conseguenze per liberarmi di un peso anche troppo leggero, per dare un esito alla lunga battaglia, quella che ci vide schierati ma senza armi, solo la mia solita pistola, supplicando in attesa sulla torre di comando di sapere la tua posizione, per dare un senso ad ogni notte in cui cerco una musa, sepolta viva sotto la cenere del vecchio rogo.