prefazione
[on air : interpol - turn on the bright lights]
generica ora di cena, da solo in casa, in tuta azzurra, osservo le luci che iniziano a brillare sulle cime e bevo ovomaltina tra un tiro e l'altro. ho una sorta di tumefazione nel lobo della vergogna, così inizio a tremare un po' e mi sembra che sia l'alba. mi pongo le solite cinque o sei questioni mentre i pensieri vagano tra le cosce di una diciottenne piena di speranze per cui inconsapevolmente provo il sentimento più umano possibile, compassione. derivo da questo la certezza che la mia rivoluzione ha fallito e che sono da solo a battermi per una tristezza più consapevole, mentre i compagni sono al bar e ridono di episodi che non possono interessare a nessuno, assolutamente a nessuno. in fondo ad ogni certezza si trova il seme di un errore, dunque spero di sbagliare, spero che la mia brigata non si perda in un bicchiere di birra, che il toro non sia un tornio e che se proprio deve morire muoia senza fare troppo casino che qui c'è gran bisogno di silenzio per lamentarsi. ma nell'agonia vedo i congiuntivi volare sopra la mia testa come aquile e le congiunzioni che corrono indisturbate come topi, nel disinteresse totale della gente sventola una bandiera grande come il cielo e più che piangere a me viene da ridere. amo crogiolarmi nel disincanto.
...non ho ancora deciso se sono pronta per accettare il giudizio della gente, ho troppa poca energia questa sera e infatti gli occhi mi si chiudono ma mi sto annoiando, e magari uscendo mi distraggo un po', dopo una settimana come questa ne ho proprio bisogno...
io ci godo, anche quando sono davanti ad uno specchio.




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